Europa e oltre

Dalla Slesia ai fiamminghi l’Europa dei separatisti

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Non si spengono le spinte secessioniste nell’Unione

Dalla Slesia ai fiamminghi l’Europa dei separatisti

Parola d’ordine: autodeterminazione.  I movimenti che reclamano qualcosa in più che una «semplice» autonomia per sé e il territorio in cui operano non mancano. Che si tratti di realtà comunitarie o extracomunitarie, in Europa sono diverse le spinte separatiste decise a farsi sentire.  A cominciare dalla Slesia, regione dell’Europa centro-settentrionale contesa per le sue ricchezze minerarie, e oggi suddivisa tra Polonia, Germania e Repubblica ceca. Il Movimento per l’autonomia slesiana (Ras) considera gli abitanti come appartenenti ad una nazione «ad hoc» invece che parte di altre entità statali. In Polonia si teme che al di là della dichiarata autonomia si punti ad una secessione vera e propria.  Anche la Repubblica ceca guarda con qualche timore agli slesiani di Polonia, preoccupata che la parte ceca possa seguire i vicini. Praga del resto deve fare già i conti con Moravané, il movimento che vorrebbe la Moravia – una delle tre regioni di Cechia – repubblica indipendente e sovrana.

Ben più note sono le spinte di corsi e fiamminghi. I primi non si sono mai sentiti francesi, i secondi non hanno mai amato essere parte del Belgio. Entrambi i movimenti sono decisi a ottenere quanto più possibile dai rispettivi governi. Lo stesso vale per i bavaresi, che forti della loro forza economica annoverano al proprio interno anche un movimento di separatisti. Nel 2017 è stato proposto di indire un referendum per l’indipendenza dal resto della federazione tedesca. La legge non lo prevede, ma intanto si fanno prove tecniche di «Bayxit», sulla scia della Brexit. E proprio per la Brexit il Regno Unito potrebbe rischiare crisi interne. Gli scozzesi, che hanno indetto un referendum sull’indipendenza nel 2014, volevano restare in Europa. Dovranno adattarsi alle scelte di inglesi e gallesi, a meno di un altro referendum. Lo stesso vale per l’Irlanda del Nord, divisa da sempre tra monarchici e repubblicani.

Forte come non mai, nei Paesi Bassi, è il partito nazionalista frisone (Fnp), che spinge per l’autonomia. Attualmente al governo in Frisia, Fnp chiede più poteri, riconoscimento linguistico e controllo delle proprie riserve di gas. Fuori dall’Ue ci sono poi la Transinistrìa e il Kosovo. La prima è un territorio conteso tra repubblica moldova e Russia. Formalmente indipendente, è de facto sotto il contro di Mosca. Il Kosovo si è staccato nel 2008 dalla Serbia. Cinque dei Ventotto non lo riconoscono come Paese (Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia, Spagna). Un problema tutto «made in Eu».

Emanuele Bonini | La Stampa | 6.1.2019