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E’ tornato di moda scrivere in corsivo

Non è più solo un vezzo da scrittori.

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Scrittura

E’ tornato di moda scrivere in corsivo. E la calligrafia piace anche agli adulti

Non è più solo un vezzo da scrittori. Scrivere in corsivo lascia il segno, dentro di noi innanzitutto. Si moltiplicano corsi, convegni e iniziative per impararlo di nuovo

Lo fanno bene gli scrittori. Ed ai bambini viene facile. I grandi, la gente comune? Anche loro, pian pianino ci stanno riprovando. Scrivere a mano, in corsivo, pare ricominci a piacere. «Se è un divertimento, qualcosa che rilassa e procura gioia, ben venga: ma diffidate degli esercizi di stile o degli amanti della calligrafia e basta», ammonisce Monica Dengo, artista, designer, calligrafa (ma spiegherà presto: in che senso lo sia, ndr) e autrice di «Lascia il segno», pubblicato da Terre di Mezzo editore, il cui sottotitolo definisce chiaramente dove voglia andare a parare la scrittrice veneta: «Il piacere di scrivere a mano per sé e per gli altri».

Il ritmo

Gli altri potrebbero essere benissimo i partecipanti al seminario, «Il ritmo del corsivo», che si è svolto il 5 ottobre a Milano, in via Calatafimi, dalle 10 fino alle 18,00. Ma ce ne saranno altri di questi workshop, perché la passione per lo scrivere a mano ha ripreso (pardon per il bisticcio di parole) la mano. «Se non avete una bella grafia e vi vergognate di non saper riconoscere ciò che avete scritto un minuto prima, siete sulla strada giusta», racconta Dengo, per la quale contano di più: l’abitudine quotidiana dello scrivere a mano e l’espressione personale. «Scrivere a mano è un po’ come sviluppare la propria vena artistica».

Il corsivo della Morante

Chiudendo gli occhi, poi – anche se la cosa potrebbe sembrare paradossale -, risulterà più semplice farsi prendere dal «ritmo» del corsivo: «Quando si inizia dalle forme di base, scrivendo ripetutamente una sola lettera, chiudendo gli occhi ci rendiamo conto di ripetere un gesto che ha un suo ritmo e che ci lega al nostro corpo». Cosa che conoscono molto bene gli scrittori. «Mi è capitato di mettere il naso tra le carte e gli appunti di una grande scrittrice come Elsa Morante», ricorda l’autrice, la quale aggiunge che «Le sue lettere erano scritte a mano e intervallate da schizzi e disegni: un modo per far scorrere la propria fantasia, libera, senza condizionamenti: del resto, scrivere a mano è l’atto più democratico che esista, ricordava il semiologo Roland Barthes nel suo Trattato sulla scrittura».

Il nuovo font

Ma facciamo un passo indietro nel tempo, provando a scoprire quando l’uomo ha iniziato a “imbastardire” il corsivo. «Il modello base dello scrivere a mano è l’Italico, che si rifà al Rinascimento italiano. Ma, successivamente, con la nascita dei caratteri tipografici, è come se quel modello si fosse trasformato in qualcosa di ibrido», spiega l’esperta, la quale, insieme all’associazione «Smed», che sta per «Scrivere a mano nell’era digitale – nata con l’intento di riportare lo scrivere in corsivo nelle scuole -, è riuscita a sviluppare una Font originaria, dalla quale ripartire per insegnare il corsivo in classe».

Lasciare il segno

Sette ragazzi di un’associazione culturale di Palermo, «Maghweb», hanno deciso di seguire i consigli di Smed e molto presto organizzeranno seminari sullo scrivere in corsivo all’interno delle scuole siciliane. Puntando molto sul concetto di scrittura vista come un insieme di simboli condivisi. Lontani anni luce dalla fredda tecnica calligrafica, comunque appresa, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, dalla Dengo, prima di convertirsi all’uso dei pennarelli color arancio, blu scuro e verde. Gli stessi che dovranno portarsi i partecipanti al workshop milanese, o in occasione degli altri incontri in programma nei prossimi mesi (www.monicadengo.com). «Perché scrivere in corsivo non è solo giocare con svolazzi e grazie, ma un modo per lasciare il segno». Meglio se a colori.

Peppe Aquaro | corriere.it | 4.10.2019

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