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L’Eurasia di Beuys e la non Europa di oggi

Translimen del 27 ottobre 2019

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Pierparide Tedeschi

BEUYS 1971-1986

Appunti per un work in progress

Buonasera a tutti e grazie per essere intervenuti. Un grazie particolare a Nicoletta Mangini e Manuele Bertoli che hanno voluto questo evento dedicato a Joseph Beuys a Monte Verità, un luogo simbolo della cultura internazionale più aperta ed evoluta, che unisce arte e natura sotto il segno di Harald Szeemann, a Lucrezia De Domizio e Giorgio D’Orazio che l’hanno organizzato.
Il mio intervento, attraverso un essenziale confronto del percorso di Beuys in Italia e negli altri paesi in Europa e nel mondo desidera porre alla Vostra attenzione e a quella di chi vorrà approfondire questo tema, alcune tappe del percorso dell’artista negli ultimi quindici anni della sua vita. Questi appunti non hanno nessuna presunzione di completezza, ma mi auguro possano essere utili per una valutazione del suo lavoro senza pregiudizi e idee acquisite.
Come potremo vedere, non ha senso parlare di un “Beuys italiano”, anche perché con questa espressione si intende generalmente attribuire, da parte di molti critici e studiosi, un ruolo secondario all’attività svolta nella penisola, contrapposto a un “Beuys tedesco”, espressione autentica delle sue azioni e del suo messaggio. Beuys è uno solo, è un grande artista europeo indipendentemente dalle diverse fasi del suo itinerario artistico e sociale.
In sintesi, nel periodo preso in considerazione, possiamo rilevare nel lavoro svolto in Italia una prevalenza, anche se con eccezioni significative come Olivestone e Palazzo Regale, dell’elaborazione filosofica, ambientale e sociale (emblematica, a questo proposito, l’Operazione Difesa della Natura) rispetto alla presentazione di opere di forte impatto visivo, più facilmente fruibili dal mercato, dai collezionisti e dai musei. E nasce probabilmente qui la dicotomia fra l’importanza del cosiddetto “Beuys italiano” e del “Beuys tedesco”.
Un’ultima notazione. Beuys ha amato molto l’Italia ma non è stato ancora altrettanto ricambiato. In particolare, ha sempre privilegiato, sia a livello di lavoro sia di scelte esistenziali, il sud e il centro della penisola, in particolare Foggia, dove nel 1943, nel corso della seconda guerra mondiale era stato curato presso l’Ospedale militare della città pugliese ed era rimasto colpito dall’umanità e dalla generosità delle persone, l’Abruzzo, Napoli e Roma, probabilmente perché nonostante i problemi economici e strutturali, oggi particolarmente accentuati ed evidenti, percepiva che in questo territorio si trova forse la parte più autentica e vitale della nazione. Una lezione per noi tutti e un invito ai politici, alle istituzioni e al sistema imprenditoriale a invertire la rotta perché, come insegna l’unificazione tedesca dopo il 1989, solo un paese coeso, ugualmente forte e competitivo in tutte le sue aree geografiche può affrontare con successo le grandi sfide del futuro a livello sociale, economico e ambientale.
Iniziamo la nostra rassegna con il 1971. È l’anno in cui l’artista, già molto noto e celebrato come uno dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale, inizia in novembre la sua collaborazione con il gallerista Lucio Amelio e nel quale conosce Lucrezia De Domizio e Buby Durini. Un momento importante dove nasce una lunga, profonda amicizia e un intenso rapporto di lavoro senza soluzione di continuità.

Nel corso dell’anno Beuys, oltre a numerose azioni tra cui Celtic + … a Basilea, Raum 20 alla Kunstacademie di Düsseldorf, Voglio vedere le mie montagne al museo Stadelijk di Eindhoven e Action in Moor, in cui attraversa a nuoto un tratto del lago paludoso Zuiderzee nei pressi di Ostenda per protestare contro la sua bonifica e la distruzione delle zone umide europee, fonda a Düsseldorf una Libera Accademia e un Centro di comunicazione internazionale. Sempre a Düsseldorf, si segnalano un dialogo con un suo studente originario del Togo (Chi è ancora interessato ai partiti politici?), un Incontro per l’Organizzazione della democrazia diretta attraverso il referendum, da lui da poco fondata, e un significativo dialogo con i centoquarantadue studenti respinti all’esame di ammissione dell’Accademia di Düsseldorf dove insegnava, che imponeva il numero chiuso. Beuys da sempre in lotta contro chiunque limiti le libertà delle persone, decide di riammetterli nella sua classe. Una scelta che l’anno seguente, dopo l’occupazione per protesta della segreteria insieme agli studenti, porterà alla sua espulsione dall’Accademia.
Nel 1972,
oltre a Information-Action alla Tate Gallery e alla Whithechapel Gallery di Londra, Ausfegen presso la Galleria di René Block a Berlino, si ricordano la discussione Una libera scuola per la creatività alla Kunstakademie di Düsseldorf e la creazione di un ufficio di informazione per l’Organizzazione della democrazia diretta attraverso il referendum a Documenta V di Kassel, una delle edizioni più significative con la direzione di Harald Szeemann.
Per quanto riguarda l’Italia, il 21 aprile a Roma, a Palazzo Taverna nell’ambito degli Incontri internazionali d’arte fondati da Graziella Lonardi Buontempo, partecipa insieme al pittore Renato Guttuso alla discussione pubblica La rivoluzione siamo noi, dal titolo della sua celebre opera realizzata nell’anno precedente. Seguono presso la Modern Art Agency di Lucio Amelio a Napoli la prima esposizione completa dell’opera autobiografica Arena accompagnata da una azione dal titolo Vitex Agnus Castus, successivamente esposta a Roma alla Galleria L’Attico con una diversa azione ispirata a Anarcharsis Cloots, un nobile prussiano originario di Kleve, luogo di elezione di Beuys in cui affermava di essere nato, che ebbe un ruolo importante nella Rivoluzione francese.
1973. Dopo l’espulsione dall’Accademia di Düsseldorf, Beuys fonda con Heinrich Böll, premio Nobel per la letteratura, altri artisti e intellettuali la F.I.U. (The Free International University), la libera università internazionale per la creatività e la ricerca interdisciplinare per promuovere la cooperazione tra l’arte e la scienza e un sistema educativo che possa garantire a tutti gli stessi diritti.

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