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Scuole italiane all’estero, Barcellona: dove sono i docenti?

Lettera a Italians

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Scuole italiane all’estero, Barcellona: dove sono i docenti?

Caro Severgnini, le racconto una brutta vicenda che riguarda le scuole italiane all’estero. Si tratta di istituzioni statali che impiegano enormi risorse pagate in larga parte dal contribuente italiano. Tutti gli anni molti professori arrivano in ritardo, a volte mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico, con gravi conseguenze per il percorso accademico dei discenti. Le allego la comunicazione di quest’anno dell’Istituto Italiano Statale Comprensivo di Barcellona. “L’orario dei primi giorni di scuola non potrà essere completo perché il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale non ha ancora inviato tutti gli insegnanti”. È straziante vedere ciondolare gli studenti davanti la Scuola Italiana di Barcellona a metà ottobre, in pieno orario scolastico, perché “il professore non è ancora arrivato dall’Italia”. È così da almeno otto anni. Sembra che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) non riescano a programmare adeguatamente le proprie attività. Sarebbe bello sapere com’è possibile che in tutti questi anni, lo ripeto, almeno otto, non si sia risolto questo banale problema organizzativo. Evidentemente nessuno se ne cura. Lavoro come professore ordinario in una università privata. Per una cosa così, nella mia istituzione, le persone responsabili verrebbero licenziate. Nella scuola statale italiana sono ovviamente i ragazzi ed i genitori a pagare le conseguenze, vittime del menefreghismo e del pressapochismo di una certa Italia che allontana chi si aspetta un po’ di senso civico e responsabilità. La scuola italiana all’estero è per molti l’ultimo ormeggio all’amata madrepatria. Ho visto tanti genitori italiani decidere amaramente di far cambiare scuola ai propri figli per questi disservizi. Nessuno se ne cura, come sempre. Tanta retorica, scuse malamente abbozzate da funzionari e ben pagati dirigenti, ma alla fine, ogni anno è sempre la stessa storia.
Antonino Vaccaro, avaccaro@iese.edu

Vediamo cosa risponde il Ministero… Beppe Severgnini

italians.corriere.it | 11.9. 2019

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