Politica e lingue

Uscita dell’inglese dalle lingue dell’Unione e possibile riequilibrio delle lingue di lavoro dell’Unione

L'interrogazione di Ignazio Corrao (EFDD) e la risposta (menzognera) di Juncker

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Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione E-000881/2018
Ignazio Corrao (EFDD)
12 febbraio 2018

Articolo 130 del regolamento

Oggetto:      Uscita dell’inglese dalle lingue dell’Unione e possibile riequilibrio delle lingue di lavoro dell’Unione

In una conferenza stampa del 27 giugno 2016, la presidente della commissione AFCO ha dichiarato che l’inglese cesserà di essere una delle lingue ufficiali dell’UE a seguito dell’uscita dell’unica nazione che l’ha notificata come lingua ufficiale, il Regno Unito.

In diverse occasioni, il Presidente della Commissione Junker ha affermato che l’inglese è una lingua in uscita dall’Unione.

Dal referendum sulla Brexit, la Commissione ha prodotto 134 consultazioni pubbliche, delle quali ben il 58,8% in inglese, il 25,4% nelle altre 2 lingue di lavoro (francese e tedesco) e il 15,8% in altre lingue ufficiali europee.

Può la Commissione far sapere:

  • come e in che fase dei negoziati per la Brexit sarà affrontata la questione della lingua inglese nell’Unione;
  • se ha elaborato i dati (nazionalità, residenza, occupazione, ecc.) di tutti i cittadini europei che hanno preso parte alle consultazioni pubbliche pre- e post-Brexit;
  • se, con l’uscita dell’inglese dall’Unione, pensa di introdurre altre lingue di lavoro, come l’italiano e lo  spagnolo?

E-000881/2018

Risposta di Jean-Claude Juncker a nome della Commissione

15 maggio 2018

L’uso delle lingue nell’UE dopo l’uscita del Regno Unito non sarà oggetto di discussione durante i negoziati di recesso.

Le consultazioni pubbliche condotte dalla Commissione comprendono sistematicamente una domanda relativa al paese di residenza dei partecipanti, al fine di consentire alla Commissione di valutare la distribuzione geografica delle risposte. Le informazioni raccolte sono in genere presentate nella relazione di sintesi che riassume i risultati di tutte le attività di consultazione legate a una data iniziativa. Non è invece prassi comune che le consultazioni pubbliche includano domande sulla nazionalità o l’occupazione dei partecipanti. La notifica dell’intenzione del Regno Unito di recedere dall’Unione non ha influenzato l’approccio della Commissione.

La maggior parte delle consultazioni pubbliche – se ne sono svolte quasi 200 dopo il referendum sulla Brexit – è condotta in diverse lingue ufficiali dell’UE, se non addirittura in tutte.

La Commissione ha riesaminato la propria politica linguistica per le consultazioni pubbliche nell’aprile 2017. Da allora, le consultazioni inerenti alle iniziative del programma di lavoro della Commissione devono essere rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE (per l’irlandese, fino a quando non sarà raggiunta la piena capacità traduttiva, la possibilità di fornire la traduzione in questa lingua viene valutata caso per caso). Tutte le altre consultazioni pubbliche devono essere rese disponibili almeno in inglese, francese e tedesco. Le risposte possono sempre essere formulate in qualsiasi lingua ufficiale dell’UE.

A norma dell’articolo 342 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il regime linguistico delle istituzioni dell’Unione è fissato dal Consiglio, che delibera all’unanimità mediante regolamenti.

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IV scadenza: L’INGLESE NON È PIÙ LINGUA DELL’UE TRA -66 Giorni 19 Ore 1 Minuti 44 Secondi
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