Europa e oltre

Vox Italia il partito con valori di destra e idee di sinistra

All'Hotel Quirinale il 14 settembre

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Ieri sono stata all’Assemblea Costituente di VOX ITALIA, il nuovo Partito Politico con una marcata impronta ideologica (finalmente , in quest’epoca manifestamente post-ideologica qual è la nostra) sostenuto dal filosofo Diego Fusaro che ne è il primo ispiratore.
La Costituente si è tenuta in via Nazionale, all’Hotel Quirinale (nomen omen: quale posto migliore per un partito che si propone di rinfocolare l’amore Patrio e di promuovere la Sovranità Popolare?). Hanno partecipato personaggi prestigiosi come Diego Fusaro, Nino Galloni, Francesco Amodeo, Fabio Duranti, Francesco Toscano e molti altri. La sala di circa 200 posti era praticamente piena.
C’era nell’aria aspettativa, curiosità, direi anche una certa febbrile emozione. Si sentiva che eravamo tutti lì perché desideriamo restituire al nostro Paese la dignità che gli è stata sottratta (o meglio, alla quale ha rinunciato) e al Popolo Italiano la Sovranità alla quale ha troppo facilmente abdicato (perché – ricordiamolo – alla Sovranità si rinuncia, non si può strappare via).
Come immaginerete, sono stati toccati temi importantissimi quali la sovranità monetaria (mirabile e commovente quello dell’esperto economista Nino Galloni che in una mezz’ora ha presentato un inedito affresco della nostra storia economica), la condizione dei lavoratori, la disoccupazione, lo stato in cui versano la sanità, la scuola, le infrastrutture, il tramonto della classe media, il dominio dell’élite aristocratico – finanziaria apolide, la questione della Grecia, la posizione dell’Inghilterra rispetto all’Europa e la recente Brexit, l’attacco (in corso da qualche tempo) al nostro Paese che dopo aver tentato di far sentire la propria voce ha di nuovo chinato ossequiosamente la testa dinanzi alle più o meno velate minacce proveniente dai piani alti di Bruxelles dopo l’effimera esperienza giallo -verde terminata – per usare un’espressione tanto popolare quanto efficace – a tarallucci e vino.
Due termini sono ricorsi a più riprese negli interventi di ciascun relatore: Sovranità e Popolo. Il Popolo, in particolare – e ciò è stato più volte rimarcato dai Costituenti – deve tornare protagonista della scena politica dopo essere stato ancora una volta (il riferimento è all’ultima patetica esperienza politica giallo-verde) utilizzato e raggirato da chi ha finalmente gettato la maschera e si è rivelato per quello che è.
L’analisi socio -politico – economica in cui versa il nostro Paese ( ed in un imprescindibile contesto europeo) è stata condivisa da tutti i relatori: nella Summa di Diego Fusaro si evidenzia che non esistono più una Destra o una Sinistra (categorie superate e soppiantate da scialbe parodie fucsia e bluette per incantare i più ingenui) ma è in corso una vera e propria guerra dall’alto verso il basso che vede opposta un’élite dominante costituita da un gruppo numericamente esiguo ma molto potente denominato aristocrazia economico-finanziaria apolide e apolitica – e che ha già tutte le leve del potere dalla sua parte – opposta al popolo, costituito da una pletora numerosissima ed indistinta di persone appartenenti a ceti medi e bassi (una volta opposti fra loro nelle categorie anch’esse ormai superate di borghesia e proletariato) e che priva della necessaria competenza non è nemmeno in grado di impedire il proprio annientamento.
Federica Francesconi – intervenuta sul palco – ha paragonato addirittura questo scenario ad una probabile quarta guerra mondiale in corso denominandolo Quarto Reich: una guerra economica senza scrupoli, meno evidente perché non condotta con armi ed eserciti ma egualmente esiziale per le conseguenze (basti solo pensare alle morti in Grecia volute dall’Austerity denunciate da Francesco Amodeo nel suo discorso o ai numerosissimi suicidi di piccoli e medi imprenditori italiani).
L’intervento di Diego Fusaro – come di consueto lucido ed incontrovertibile – pone l’accento sulla necessità di un risveglio collettivo, concetto che ha veicolato molto bene avvalendosi dell’ausilio dell’intramontabile mito platonico della caverna.
Sottolinea più volte il Professore la necessità e la volontà per colui che è uscito dalla caverna (mito platonico) di ridiscendervi per liberare i suoi simili dalle catene alle quali sono ancora avviluppati. Detto diversamente, la liberazione del singolo trova il suo senso compiuto quando anche l’ultimo degli schiavi nella caverna diviene libero.
Condivido ogni singola parola e alla fine del discorso mi faccio coraggio ed insieme a mio marito avvicino il filosofo vincendo la mia naturale timidezza e mi complimento con lui per il suo bel discorso. Molto gentilmente mi ringrazia e manifesta una cortese disponibilità a scrivere una dedica sulla copia di un suo libro che ho portato con me (Bellissimo, “Pensare altrimenti”, ne consiglio vivamente la lettura così come tutti i lavori del professore che leggo e sui quali medito con regolarità).
A questo punto, prima di congedarci, mio marito rivolge al Professore una domanda (secondo me molto pertinente, direi anzi imprescindibile e carica di importanti derivazioni): “Cosa possiamo fare noi, Professore, per svegliare tutti quelli che sono ancora prigionieri nella caverna?”. Pendevamo dalle sue labbra ma la risposta del filosofo -che fino a poco prima aveva perorato la causa del popolo – ha lasciato sia me che mio marito a dir poco sbigottiti: “Con eventi come questo “. Peggiore della risposta è stato lo sguardo che ci ha rivolto il filosofo e che non saprei meglio definire che “dall’alto in basso” quasi l’avessimo importunato con domande oziose e fin troppo ingenue che niente meritavano se non risposte lapidarie e francamente insufficienti.
Dopo questa risposta lapidaria il Professore ha girato le spalle e pertanto non abbiamo ritenuto opportuno replicare o chiedere un approfondimento del suo pensiero, ma leggevamo l’uno negli occhi dell’altra la delusione per un’opinione che ci è sembrata quanto meno incoerente.
Vox Italia vuole essere un Partito che si propone di restituire la voce al Popolo Italiano e quando quello stesso popolo – impersonato forse indegnamente da due avventori entusiasti e motivati – ti domanda come e cosa può fare per partecipare attivamente a questa “resurrezione” (più che insurrezione) lo liquidi con una battuta secca che ripropone quegli schemi annosi e vetusti di una élite che si faceva condottiera di un volgo ignorante e senza discernimento.
Presso l’Hotel Quirinale si è riunita una rappresentanza di intellettuali italiani motivati sul tema comune, la sala era molto piccola, il pubblico era costituito da un’élite colta e già formata (per continuare la metafora del mito platonico “persone già uscite dalla caverna”), e d il Professore sostiene che sia proprio partecipando ad eventi come questo che si fanno uscire gli altri dalla caverna? Ma non bisognerebbe forse incontrarlo questo Popolo, parlarci, ascoltarlo, farlo uscire dagli stadi per farlo tornare a riempire le piazze, invogliarlo ad informarsi, a comprendere a ritrovare il coraggio e quindi ad unirsi? A lottare di nuovo per riconquistare tutti i diritti che gli sono stati sottratti in questi ultimi decenni? La sua risposta non si risolve forse in una palese contraddizione?
Voglio pensare che sarà stato stanco, comprensibilmente non avrà avuto voglia di dilungarsi in una dissertazione che avrebbero richiesto tempo ed impegno, ma ciò che è arrivato a noi (e non voglio dire necessariamente ciò che il Professore ha voluto trasmettere perché mi rendo conto che un’impressione resta tale fino a che non viene smentita o confermata dall’interlocutore) è stata una dismissione frettolosa della domanda unita ad un malcelato disdegno.
Eventi del tenore di quello di ieri sono nella loro costituzione e fisionomia necessariamente e naturalmente “elitari”: vi partecipano solitamente poche persone con un’istruzione medio alta (il pubblico) o addirittura di di levatura eccelsa (i relatori).
Potrò sbagliare (ed anzi spero vivamente di sbagliarmi) ed è questa una delle rare volte in cui mi trovo in disaccordo con il pensiero dell’eminente filosofo ma non è tanto (o non è solamente, se più piace) in eventi come quello di ieri che si offre un’occasione di risveglio alle persone ancora addormentate, ma è diffondendo quanto più possibile un sapere che sta diventando sempre più inaccessibile a coloro che non immaginano nemmeno che ci possa essere una possibilità, un ‘alternativa, una scelta.
Come si può affermare che compito del filosofo è quello di ridiscendere nella famosa caverna quando al primo “cavernicolo” che ti si avvicina rispondi con una chiusura quasi ermetica ed un’aria di sufficienza quasi spocchiosa?
Non nego che mi piacerebbe sostenere questo nascente Movimento nel quale per molti versi mi sono riconosciuta e nel quale vengono espressi principi e valori troppo a lungo calpestati dai nostri beceri ed incompetenti politicanti ormai palesemente al servizio dell’élite e non certo del Popolo, ma vorrei preliminarmente aver più chiara quale visione di Popolo abbia questo movimento prima di aderire entusiasta e soprattutto su quali basi di aggregazione il popolo dovrebbe aderire.
Vorrei concludere con una riflessione che è forse un’utopia. E’innegabile che il nemico attuale sia rappresentato dall’oligarchia finanziaria diffusamente descritta da Fusaro. Il Partito Vox Italia nasce forse soprattutto per combattere contro l’élite aristocratico- finanziaria, contro l’Europa, contro i “Padroni del Mondo” ed in questa congiuntura così drammatica sembrerebbe una necessità quasi naturale dover combattere con ogni mezzo il comune nemico; così facendo, però, si ripropongono i paradigmi di pensiero bellici e le vecchie logiche oppositive/competitive secondo le quali il motivo dell’unione tra le persone non risiede tanto in ciò che hanno in comune o in quello che di grande possono realizzare insieme, quanto nell’abbattimento del solito, comune nemico.
Come potremmo vincere quella lotta di classe che oggi abbiamo già perso? L’unico modo è forse non prestarsi al gioco, parafrasando un passaggio del discorso di Francesco Amodeo. In questo contesto diventa più importante compattare le fila, collaborare, trovare delle ragioni per unirsi che non si risolvano in un’ennesima lotta di classe anche se diversamente declinata.
Uniti per costruire e non per combattere: ne scaturirebbe spontaneamente e necessariamente un nuovo assetto sociale ed il tramonto definitivo del neoliberismo – costretto a questo punto ad arretrare di fronte a un popolo davvero unito e compatto – che è stato il prodotto e non la causa di un’economia competitiva, oppositiva e belligerante.
Per tornare ancora una volta alla metafora della caverna, probabilmente la prima cosa da fare dovrebbe essere quella di tornarvi armati di santa pazienza per spiegare al popolo prigioniero il vero stato delle cose; uscendo dalla metafora, per far questo è fondamentale ed improcrastinabile la creazione di un canale di informazione che non sia il megafono del coro unico del mainstream, ma che rappresenti un autentico contraltare alla disinformazione dilagante.

Uhura | luogovomune.net | 15.09.2019

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